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 Oppenheimer – il mio resoconto

(spoilers)

O programme cover

C’erano alcuni buoni motivi a spingermi a comprare un biglietto per “Oppenheimer”.

Il primo è il mio interesse verso gli eventi ed i personaggi storici della 1° e della 2° Guerra Mondiale: volevo vedere come la storia del creatore della bomba atomica potesse essere rappresentata a teatro.

Poi a scuola ho sempre amato Matematica e Scienze, specialmente Chimica e la Tavola Periodica.

Il nuovo teatro inglese è molto creativo con questo genere di storie, avevo già trovato sbalorditivi sia “War Horse”, sia “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, che portano in scena pagine che credevo impossibile potessero essere raffigurate in tal modo dal vivo.

Infine, cercando informazioni sui membri del cast, ho notato la presenza di alcuni attori ai quali mi stavo interessando da un po’ di tempo ed altri a me ancora sconosciuti, che stavano ricevendo ottime recensioni per precedenti ruoli interpretati.

 

Da mesi avevo sperato di poter andare a Stratford-Upon-Avon per vederlo, poi fortunatamente a grande richiesta di pubblico, dalla fine di marzo la produzione è stata spostata a Londra, più facilmente raggiungibile.

Seguendo suggerimenti ed entusiasmo di altri spettatori che ne scrivevano meraviglie sul web, ho deciso di andare a Londra per vedere “Oppenheimer” almeno due volte, ma alla fine l’ho visto quattro volte in otto giorni! Ed ogni volta l’ho amato sempre un po’ di più! Durante l’ultima visione, pregustavo le scene a venire e notavo la cura nella recitazione e i piccoli cambiamenti nei dettagli da una all’altra performance, anche quando apparentemente casuali.

 

Oppenheimer” è uno spettacolo dinamico e divertente, con alcuni momenti di grande impatto emotivo ed una perfetta intesa e coordinazione tra gli attori, anche grazie all’ottima regia di Angus Jackson, e mette insieme attimi di vita privata dello scienziato a momenti del suo lavoro come insegnante e durante la costruzione della bomba atomica, tra il cui passaggio l’uomo appare sempre stupito e smarrito. C’è un ampio uso di metafore, poiché la Chimica stessa sembra rappresentare la vita degli esseri umani. Il drammaturgo Tom Morton-Smith ha creato un’opera bellissima dai dialoghi brillanti, che non ha mai cali di ritmo, e che avrà lunga vita a teatro. Non mi stupirà quando la reclameranno a Broadway e nei teatri attorno al mondo!

 

Oppenheimer, l’uomo ambizioso, brillante e trascinatore che amava le feste, le donne e avere i suoi studenti attorno a se’, plasmando le loro menti e consigliando loro le “giuste” letture perché seguissero le sue idee politiche, è in realtà ritratto come una persona incapace di creare veri legami con loro, problema dovuto anche alla sua infanzia difficile. Come un nucleo tiene protoni ed elettroni legati a se’, ma senza mai farli avvicinare, tutti i personaggi si muovono attorno a lui considerandolo il centro delle loro vite, specialmente suo fratello, le due donne con cui ha una relazione e gli allievi intenti a studiare il processo della suddivisione dell’atomo, ma ognuno alla fine è solo con i propri problemi esistenziali. Un recensore suggeriva giustamente che si muovono come fossero elettroni perduti.

 

Prima di diventare oggetto di inutile distruzione, la bomba era stata comunque progettata dagli scienziati con l’intento di liberare il mondo dal nazifascismo. Nonostante ciò, c’era chi ancora aveva dubbi sull’etica del suo utilizzo. Ci sono diverse scene in tal senso che meriterebbero di essere menzionate. Tra quelle che preferisco, una quando viene eseguito il test per lo scoppio della bomba e i personaggi stesi a terra, equipaggiati per osservare l’esperimento da lontano, sotto la sua luce rossa si lanciano in una danza tribale buttando le braccia in direzione del “dio-bomba” e declamando ad uno ad uno le proprie dichiarazioni – l’altra, con Wilson che fa un tragico appello finale, sperando ancora che si rinunci a colpire il popolo giapponese.

 

Se la scenografia è essenziale e ben studiata – una lavagna al centro, un pianoforte, le postazioni dei musicisti sui due lati, il pavimento e la parete di fondo usati come lavagne, i cambi di ambientazione resi con pochi elementi di grande efficacia, le bombe rappresentate con disegni proiettati e con modelli che sembrano essere enormi giocattoli – i costumi sono in perfetta linea con lo stile dell’epoca, colorati e dettagliatissimi, così come la musica e le canzoni suonate dal vivo da veri musicisti, composte appositamente da Grant Olding per lo show, riprendono le atmosfere classiche anni ’40.

 

Il cast è composto da venti attori di talento, che interpretano una trentina di personaggi in parte realmente esistiti, scritti meravigliosamente, imitando un perfetto accento americano.

 

Tra tutti, quelli che resteranno nel mio cuore sono:

 

John Heffernan (nel ruolo di J Robert Oppenheimer) è l’interprete del ruolo principale, abile a creare un personaggio verso cui si proverebbe soggezione nella vita reale, rendendolo umano. Viene trasportato da una scena all’altra quasi in trance, un momento sta parlando con un generale delle forze armate, il momento dopo sente sua figlia piangere e non sa come fare ad amarla, l’attore riesce a mostrare il suo smarrimento. Durante la mia seconda visione, in una scena ha mostrato la rabbia in modo talmente intenso che il tappo della bottiglia di liquore sbattuta sul pianoforte è volato sul pavimento! Mi piace quando racconta la vecchia storia del saggio, la scacchiera e i chicchi di grano per spiegare la reazione a catena, quasi danzando spostandosi con salti leggeri da un punto all’altro dello spazio! Esprime anche tenerezza ed ironia, come nelle scene con Jean o quando prova a cantare una canzone alla sua bambina. E diventa persino mancino per l’occasione, credo? Heffernan è un interprete di grande sensibilità e dedizione, che ha addosso tutto il peso della parte assegnatagli, non ho mai visto un attore così preso da un ruolo: perfino dopo l’ultima scena e il tragico monologo finale, durante gli applausi è rimasto immobile al centro del palcoscenico, ancora scosso dall’emozione!

 

Se Heffernan merita la corona per la forte, commovente interpretazione, il resto del cast merita di dividere “il regno” con lui!

 

Catherine Steadman (Jean Tatlock) una magnifica attrice che illumina la scena con la sua sola presenza esprimendo allegria ed entusiasmo, ballando sopra un pianoforte e raccogliendo fondi per le vittime della Guerra Civile Spagnola. È l’amante di Oppenheimer, che condivide le idee politiche con lui e si dedica alla raccolta di fondi per le vittime della guerra civile spagnola. Sentiamo la sua sofferenza quando scopre che i loro ideali vengono traditi e c’è una scena culmine che strappa il cuore e che lei interpreta con tenerezza e grande presenza drammatica.

 

Sandy Foster e Jamie Wilkes (i coniugi Charlotte e Bob Serber), una vera forza della natura quando sono sul palcoscenico, le loro sono tra le scene più divertenti della storia, specialmente quando si improvvisano spie e tentano di svelare al mondo il vero scopo della base segreta. Foster è dolce quando accudisce i figli di Oppenheimer e toccante quando rimane scossa alla proposta di adozione della più piccola. Wilkies è anche Einstein, di cui riprende l’accento tedesco in una breve e buffa scena. Ma l’attore mi ha lasciata scossa nel momento in cui, come Bob, spiega con entusiasmo gli effetti della bomba atomica sulle vittime, ma improvvisamente realizza che sta parlando dei corpi di esseri umani.

 

Oliver Johnstone (Giovanni Rossi Lomanitz) interpreta lo studente diciottenne, dal carattere allegro ed amichevole, grande amico dello scienziato nonostante la differenza di età, ma quello che più viene danneggiato dal tradimento politico di Oppenheimer, è un attore giovane e appassionato, con già un notevole curriculum alle spalle, che mi aveva colpito in alcuni ruoli televisivi. È perfetto per il ruolo assegnatogli. Prima mostra entusiasmo per le idee e le letture che l’amico e maestro gli propone, poi diventa sempre più amareggiato nello scoprire che lo sta tagliando fuori dal progetto, fino alla scena finale in cui lo implora di scrivergli una lettera di raccomandazione e, al suo rifiuto, gli canta “l’Internationale” per ricordagli gli ideali traditi. La sua voce calda interrompe nell’aria e lascia il pubblico fortemente commosso.

 

Jack Holden (Robert Wilson) un altro degli studenti di Oppenheimer, è una delizia da osservare per come si muove sul palcoscenico e per la voce leggermente stridula che da al suo personaggio. Mi ha incuriosito come, mentre spiegava al pubblico le fasi della ricerca, la sua mano sinistra si muoveva nervosamente, dettaglio sicuramente studiato! Si muoveva avanti e indietro e in cerchio in coordinazione con gli altri studenti. Divertentissima la scena del bicchiere di latte e dell’uovo, che ha fatto ridere forte il pubblico! È sicuramente un attore da non perdere di vista! Credo che potrebbe essere grande in un musical o in una commedia!

 

Ben Allen (Edward Teller) interpreta lo scienziato ungherese, spaesato e insoddisfatto, con una forte dose comica, dovuta anche al suo accento che mescola insieme Inglese ed Ungherese. Il monologo suonato al piano è un momento molto comico e ben riuscito. Un’ottima performance!

 

Bradley Hall (Klaus Fuchs/Richard Harrison/Soldato 1/Poliziotto Militare) è un altro attore brillante, che interpreta più ruoli, cui appartengono la scena più divertente (in cui Oppenheimer parla con lui al telefono) e una delle più toccanti (quando parla della sua famiglia).

 

Barney Fitzpatrick (Little Boy) è un giovanissimo attore in erba con già una forte determinazione a continuare la professione, ha una buona presenza scenica e voce ben spiccata che riesce a creare un convincente accento americano. Il suo personaggio è la vera sorpresa dello spettacolo, adoro quando entra in scena!

 

Ma anche gli altri meritano di essere ricordati:

Thomasin Rand (Kitty Puening Harrison, moglie di JR Oppenheimer)

Michael Grady-Hall (Frank Oppenheimer, fratello di Robert)

Hedydd Dylan (Jackie Oppenheimer, moglie di Frank)

Ross Armstrong (Haakon Chevalier e Richard Feynman)

Daniel Boyd (Joe Weinberg e Tibbets)

Vincent Carmichael (Kenneth Nichols)

Laura Cubitt (Ruth Tolman e Cameriera)

William Gaminara (Generale Leslie Groves)

Andrew Langtree (Peer Da Silva)

Tom McCall (Hans Bethe)

Toby Webster (Luis Alvarez/Doctor)

Impossibile citare tutte le mie scene preferite in cui erano presenti, anche se mi piacerebbe soffermarmi ulteriormente! Che cast eccezionale!

 

Lo spettacolo è ancora in scena al Vaudeville Theatre fino al 23 maggio. Gli italiani a Londra non dovrebbero perderselo!

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